Chiesa Ortodossa

Da OrthodoxWiki.
La Chiesa come Nave in viaggio verso il Regno

La Chiesa oggi chiamata Ortodossa è stata istituita da Gesù Cristo nei suoi tre anni di predicazione agli Apostoli e ai Discepoli. Nasce quindi da un esempio pratico di vita[1], esempio vivo che è stato imitato dai suoi discepoli e tramandato, attraverso l’esempio e la tradizione scritta, di generazione in generazione fino ad oggi.

Di questa tradizione, ovvero trasmissione inalterata del messaggio apostolico, la Chiesa Ortodossa fa il suo punto di forza; parte integrante della comunione delle Chiese Ortodosse sono infatti le comunità cristiane più antiche come le Chiese di Alessandria, Antiochia, Cipro, Efeso, Gerusalemme [2]; e centrale nella Chiesa Ortodossa non è solo l’insegnamento teorico di tipo catechetico o dottrinale[3], ma in primis la direzione di un padre spirituale[4], ovvero di una persona, uomo o donna, sacerdote o laico, che ha raggiunto un livello di spiritualità e di maturità cristiana tale da permettergli di rappresentare una guida per chi vuole mettersi alla sequela dell’unico vero esempio, Gesù Cristo.

Da quanto detto è immediato pensare che nella Chiesa Ortodossa sussiste la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica del Credo Niceano[5], che ha mantenuto ininterrotta sia la discendenza dagli Apostoli sia l’adesione alla vita evangelica e alla tradizione viva e dinamica di tutta la cristianità, maturata attraverso i Concili Ecumenici e il pensiero dei Padri della Chiesa. Non è escluso, ma nemmeno certo, che l’Unica Chiesa di Cristo, che è una comunione spirituale di credenti e non un ordinamento giuridico-amministrativo o un’istituzione terrena, sussista anche al di fuori della comunione[6] delle Chiese Ortodosse, in particolare nelle Chiese Protestanti e nella Chiesa Cattolica Romana[7], nonostante le loro derive, temporanee o permanenti, al di fuori o addirittura contro[8] la tradizione.

Il termine Ortodossa, ovvero di retta Fede o di retta Glorificazione, nasce appunto nel corso dei secoli per distinguere la retta tradizione dalle varie eresie e scismi che si sono presentati nella storia.

Indice

Il nucleo del messaggio Ortodosso

Centrali nella vita del Cristiano Ortodosso sono due parole: Resurrezione e Divinizzazione (Theosis).

L'Amore di Dio per l'uomo

La Resurrezione[9] Pasquale è il momento culminante, festeggiato con gioia ogni Domenica nelle Chiese Ortodosse, di una lunga storia d’amore di Dio nei confronti dell’uomo.

Dio è infatti, essenzialmente, Trinità, ovvero relazione di amore, di comunicazione e di inabitazione[10] tra le tre persone Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il Dio trinitario, nel Suo traboccante e infinito amore, ha creato gli uomini a Sua immagine e somiglianza, ovvero ha dato vita a delle creature immortali che condividono con Lui la libertà di scegliere e relazionarsi con altri soggetti (immagine), e sono capaci di usare questa libertà per amarsi tra loro, ricambiare il Suo amore e tornare al Lui (somiglianza).

Questi primi uomini, di cui ci raccontano i brani biblici su Adamo ed Eva (Genesi), non hanno voluto però riempire la loro libertà di amore, ma sono diventati schiavi di una libertà vuota, fine a se stessa, che altro non è che il Peccato Originale, visto dalla Chiesa Ortodossa non come una colpa primordiale ma come una malattia spirituale degli uomini. Questa malattia, ovvero la libertà vuota d’amore, li ha fatti diventare mortali e incapaci di armonizzare la loro facoltà di scelta con l’immagine di Amore impressa dentro di loro, in parole povere hanno conservato l’immagine di Dio, indistruttibile, ma hanno perso la somiglianza, ovvero la capacità di scegliere il Bene.

Questa caduta dell’uomo ha aggiunto all’Incarnazione di Cristo, che sarebbe avvenuta in ogni caso, una terza ragione.

Dio infatti si incarna, prima di tutto, per incontrare le Sue creature, e questa scelta di svuotarsi della Sua divinità per farsi uomo è segno del Suo Amore, del Suo essere persona e in quanto persona desideroso di relazionarsi con noi e conoscerci intimamente.

In secondo luogo, il Dio incarnato, ovvero il Figlio fatto uomo in Gesù Cristo, ha lo scopo di farci da guida e da esempio, di presentarci il modello perfetto di come armonizzare la nostra libertà limitata, e quindi umana, a quell’immagine divina impressa nel nostro cuore. In questo senso la duplice natura di Cristo, tramandata dal Concilio di Calcedonia come “due nature, divina e umana, unite in modo inconfuso, immutabile, indiviso, inseparabile in un'unica persona”, costituisce il paradigma di ogni essere umano e di tutta la creazione. Come dice Sant’Atanasio: “Dio è diventato uomo affinché l’uomo diventasse Dio”

La terza ragione della venuta di Cristo è la guarigione dell’uomo dalla malattia del Peccato di Adamo, guarigione che Cristo opera calpestando con la Sua Passione, Morte e Resurrezione la mortalità umana, e riconquistando quindi l’immortalità, ovvero la resurrezione dopo la morte, per tutti gli uomini. E’ importante qui ricordare che Cristo avvia, con la Sua Passione e Resurrezione, un processo di guarigione di tutto il Creato, Creato che Adamo aveva trascinato con sé nella malattia del Peccato Originale. (E’ estraneo alla Tradizione dei Padri, e di origine pagana, l’idea di una venuta di Cristo per cancellare la “colpa” del peccato originale e per equilibrare, sulla “bilancia” della salvezza, la giustizia di Dio, “offeso” dal peccato di Adamo)

Qui dove finisce la storia della salvezza (guarigione) collettiva, comincia il cammino personale di ogni singolo uomo, chiamato a mettere in pratica quella somiglianza, finalmente liberata dalla malattia del Peccato Originale, e a riprendere quel percorso di Divinizzazione, ovvero di ritorno a Dio, che è fine ultimo per cui è stato creato.

L'amore dell'uomo per Dio

La Divinizzazione (Theosis) parte dall’apertura del cuore a Dio, dove il cuore appunto denota non la mente razionale, il pensiero logico, ma l’intuizione mistica, che si nutre con la Preghiera (che include anche la contemplazione delle Icone, considerate “preghiere dipinte”), i Sacramenti[11], la Liturgia, la Scrittura, la Tradizione, il Digiuno, la Direzione Spirituale.

La Divinizzazione è sempre un’azione pratica, che punta a santificare ogni aspetto di sé stessi (per la Chiesa Ortodossa infatti esiste un’intima unità tra anima e corpo) e del proprio tempo, senza distinguere tra momenti dedicati alla Liturgia e alla Preghiera e momenti dedicati ad attività profane, ma vivendo ogni azione “alla presenza di Dio”, e percependo costantemente la profondissima interconnessione tra noi stessi, il Creato e il mondo spirituale della Trinità, sforzandosi di armonizzare alla Bellezza, alla Verità e al Bene di Dio il nostro cuore e tutto ciò che ci circonda, in uno sconfinato amore per Lui, per il prossimo e per tutta la Creazione[12].

Conclusione

La Chiesa Ortodossa perciò ritiene che il tempo del Regno dei Cieli sia già adesso, e che il luogo dove costruirlo è il nostro cuore.

Fine ultimo di questa guarigione e illuminazione del cuore è la visione beatifica di Dio, che sarà temporanea e discontinua in questa vita, ma diventerà permanente nella vita che verrà.[13]

Allegati

Per scaricare la versione stampabile di questo testo cliccate sul link seguente: Media:Introduzione_all'Ortodossia.pdf

Note al testo

  1. Per l’Ortodossia non è propriamente vero ciò che appare vero alla ragione, ma la verità riguarda principalmente la vita. Una cosa è vera se è stata sperimentata nel corso della propria esistenza. Questo concetto di verità proviene direttamente da un concetto empirico di vita cristiana praticato già anticamente e particolarmente conservato nella vita monastica. L’intero uomo cammina, è formato ed è accompagnato nella Verità divenuta Dio-uomo in Cristo e operante nella storia di ognuno. La teologia è dunque realtà empirica non teorica. Ciò ha contribuito a sviluppare il misticismo e l’apofatismo (= teologia che si vive ma non si può esprimere).
  2. Ad oggi la Chiesa Ortodossa è una federazione di più di 20 Chiese sorelle in piena comunione tra loro tra cui America, Russia, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, Cipro, Romania, Bulgaria, Serbia, Africa (Alessandria), Palestina (Gerusalemme), Asia (Antiochia), Finlandia, Giappone, Georgia, Albania, Finlandia, Ucraina, Sinai e altre in via di formazione tra cui Italia, Francia, Spagna e Germania; un tempo ne faceva parte anche la Chiesa d’Occidente, con sede Patriarcale a Roma, che poi se ne distaccò diventando la Chiesa Cattolica Romana
  3. Ricordiamo tra i più importanti testi catechetici le Catechesi di Cirillo e Giovanni di Gerusalemme, le Catechesi Battesimali di S. Giovanni Crisostomo, la Lettera a Diogneto, mentre il cuore della dottrina è rappresentato dal Vecchio Testamento, dal Nuovo Testamento (che include gli Atti degli Apostoli e l’Apocalisse di S. Giovanni), dalla letteratura dei Padri della Chiesa occidentali e orientali e dai sette Concili Ecumenici del primo millennio
  4. I monaci Ortodossi, sia cenobiti che eremiti, hanno sempre avuto un ruolo centrale nella direzione spirituale dei credenti, e ancora oggi il monachesimo ortodosso è molto fiorente attraverso monasteri antichissimi e famosi in tutto il mondo come quelli sul Monte Athos, sul Monte Sinai o sul Monte della Tentazione in Palestina
  5. Concilio di Nicea 325 D.C.
  6. Le Chiese Ortodosse non hanno un vertice centrale come il Papa Cattolico, ma ogni singolo Vescovo è il diretto successore di Pietro e degli Apostoli, le Chiese nazionali hanno Patriarchi o Arcivescovi che fungono da guida spirituale e giuridica ma sono sostanzialmente alla pari di qualunque altro Vescovo
  7. La Chiesa di Roma si è staccata dalla comunione delle Chiese Ortodosse nello Scisma del 1054, da allora i tentativi di riunificazione sono sempre falliti a causa delle profonde differenze teologiche ed ecclesiali introdotte da Roma nel corso dei secoli
  8. Leggi: eresie
  9. Nella Chiesa Ortodossa si pone molta più enfasi sulla gioia della Risurrezione che sulla sofferenza della Croce. Non si nega il valore catartico di alcune forme di sofferenza ma si considera allo stesso tempo la sofferenza come retaggio del peccato originale. Non ci sono mai state e mai ci saranno quindi, in ambito Ortodosso, pratiche autolesionistiche come flagellazioni o cilicio, e tantomeno culti della sofferenza o idee relative alla sofferenza come condivisione della Passione di Cristo. La stessa Croce, che ha tre linee orizzontali a ricordare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, viene vista non tanto come il legno del supplizio quanto l’albero della vita che fiorisce sconfiggendo la morte.
  10. Nel Mistero della Santa Trinità, diciamo che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo abitano reciprocamente l’uno nell’altro
  11. Più correttamente i Sacramenti nella Chiesa Ortodossa sono chiamati Misteri. Cuore di ogni Sacramento è l’epiclesi ovvero l’invocazione allo Spirito Santo che è Colui che opera il Sacramento, che è un segno che rimanda ad un’interazione con la Potenza Divina. I Sacramenti non sono solo i sette basilari ovvero Battesimo, Crisma, Eucarestia, Confessione, Ordine Sacro, Matrimonio, Unzione degli Infermi ma molti altri come la Consacrazione dell’Altare, la Pittura delle Icone o il Segno della Croce, perché l’Ortodossia ha preferito non “catalogare” i Misteri in un numero definito.
  12. L’uomo, che ha portato la morte e la malattia nella Creazione, ha il compito fondamentale di guarire non solo sé stesso ma il Creato intero, amandolo, custodendolo e rispettandolo
  13. Ricordiamo che Cristo ha vinto la morte per tutti, e quindi ogni essere umano risorgerà dopo la morte. L’idea di Inferno non è concepita come assenza di Dio, ma come l’incapacità di un cuore malato di godere della Luce divina, i Padri sostengono infatti che per un’anima che non è riuscita a compiere il cammino di guarigione la Luce di Dio è fonte di dolore e, di fronte al proprio peccato, diventa insostenibile. Citiamo qui anche la teoria del Santo Padre Origene, ricordando però che è una sua opinione personale e non è universalmente accettata nella Chiesa, riguardo alla salvezza ultima di tutti gli uomini. Origene infatti descrive un Cristo che non si darà pace finché ogni singolo uomo non sarà salvo, e anche S. Ippolito recita: “Desiderando la salvezza di tutti, Dio ci chiama a formare un unico uomo perfetto”
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