Divina Liturgia

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La Divina Liturgia è nata nel IV a opera fondamentalmente di San Giovanni Crisostomo e di San Basilio, che danno il nome alle due forme in cui viene celebrata.

La celebrazione dura complessivamente un’ora e mezza.

La Divina Liturgia equivale nella sostanza e nel significato alla celebrazione della santa Messa. E’ anzi uno dei riti con cui la Chiesa Cattolica celebra la S. Messa, insieme con il rito romano e con il rito ambrosiano. A parte determinate caratteristiche elencate sotto, fondamentalmente, la struttura è la stessa della Santa Messa: dopo le preghiere iniziali costituite da tre antifone alternate a brevi litanie, si procede con la lettura dell’epistola, l’alleluja e la lettura del Vangelo a cui segue l’omelia.

Indice

Divina Liturgia di rito Bizantino

E' celebrata nei Patriarcati di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Russia, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia, nelle Chiese di Cipro, Grecia, Polonia, Albania, Rep. Ceca, Slovacchia, America, Monte Sinai, Finlandia, Giappone.

Essendo nata nel IV secolo, essa è espressione della Chiesa indivisa: viene celebrata correntemente dalla Chiesa ortodossa russa, ma è anche uno dei riti in cui la Chiesa cattolica celebra la liturgia; la Chiesa cattolica di rito bizantino è presenta in particolare in Ucraina.

La differenza sostanziale tra le due è che S.Giovanni Crisostomo propone l’anafora (cioè la parte centrale della celebrazione eucaristica) secondo le preghiere antiochene degli Apostoli, mentre la formule liturgiche dell’anafora di S.Basilio sono più recenti e più lunghe.

Divina Liturgia in rito bizantino slavo

Le celebrazione della Divina Liturgia in rito bizantino-slavo è una delle opere ecumeniche più significative di Russia Cristiana.

In essa sono impegnati, oltre ai celebranti (sacerdote, diacono) anche il coro, i chierici, e altre persone che svolgono funzioni di servizio, come la distribuzione dei libretti che consentono ai presenti di seguire la celebrazione.

La celebrazione viene svolta in slavo antico, tranne che nelle litanie e nelle letture.

Origini storiche

La nascita del rito bizantino si deve a San Basilio e a San Giovanni Crisostomo, padri della Chiesa del IV secolo; la Divina Liturgia in rito-bizantino slava viene celebrata ancora oggi nelle due forme che prendono il nome appunto dai due padri orientali.

Fu proprio durante l’episcopato di S.Giovanni Crisostomo che Bisanzio divenne un punto di riferimento per la forma liturgica orientale; S.Giovanni Crisostomo diede un impulso decisivo alla nascita della Divina Liturgia.

La forma di San Basilio viene celebrata in alcuni momenti e/o feste specifici dell’anno liturgico, per esempio in quaresima; la struttura e lo svolgersi della celebrazione è uguale nelle due forme.

Dopo i primi anni, in cui la forma liturgica fu soggetta a frequenti evoluzioni, la Divina Liturgia in rito bizantino (nella due forme di cui si è detto) rimase fondamentalmente inalterata nei secoli; essendo nata nel IV secolo essa appartiene alla tradizione della Chiesa indivisa.

Il rito si diffuse presso le popolazioni slave nel IX secolo grazie agli apostoli Cirillo e Metodio “gli apostoli degli slavi”, che crearono con il “cirillico” un alfabeto che ne esprimesse la lingua, consentendo loro la nascita e il mantenimento di un’identità culturale; questo è un fatto del tutto significativo tant’è che le popolazioni che non accettarono l’evangelizzazione di fatto sparirono dalla storia anche come entità etnica.

Il cirillico rese così accessibili a tali popolazioni la lingua greca da cui appunto derivava il rito.

Certamente l’evento che portò al rapido sviluppo del rito nel mondo orientale è stato il battesimo di quella che oggi chiamiamo Russia nel 988 ad opera del principe Vladimir di Kiev.

Significativo è il famoso racconto dell’adozione del rito in Russia: la delegazione inviata dal principe Vladimir nel 987 a Costantinopoli per “esaminare la fede greca” descrisse l’incontro avvenuto con espressioni che ne sottolinearono da subito la potente connotazione estetica: “giacché”, riferirono i delegati, “non sapevamo se fossimo in cielo o in terra. Poiché sulla terra non esiste splendore o una tale bellezza e noi siamo del tutto inadeguati a descriverli. Sappiamo solo che il Signore si ferma lì tra gli uomini e il loro servizio è più luminoso delle cerimonie delle altre nazioni. Per questo non possiamo dimenticarne la bellezza”.

“Cielo in terra”, un’espressione classica che deriva direttamente dal primo comunitario liturgico (730 ca:) del Patriarca san Germano I di Costantinopoli.

Nel 1054 la cristianità assistette con dolore alla divisione tra la Chiesa occidentale e la Chiesa orientale bizantina.

Tra le cause di questo scisma un peso fondamentale ebbero questioni politiche e di potere, legate anche alle vicende dell’impero romano; Teodosio il Grande, che morì nel 395, fu l'ultimo imperatore a regnare su un impero unito; dopo la sua morte, l'impero fu diviso in due metà, occidentale ed orientale, ognuna con il suo distinto imperatore.

Altre questione teologiche, legate al filioque o ad altre norme giuridiche, possono essere ricordate come ulteriori motivi di divisione che da sole però non possono rendere ragione di uno scisma così grave.

L’unione di Brest fu la decisione , presa dalla Metropolia di Kiev, tra il 1595 e il 1596, di rompere le relazioni con il Patriarcato di Mosca e sottomettersi alla giurisdizione del papa di Roma.

All'epoca, questa chiesa comprendeva gran parte degli ucraini e dei bielorussi, sotto il dominio della Confederazione Polacco-Lituana. I vertici della Chiesa di Kiev si unirono in sinodo nella città di Brěst e composero i 33 articoli dell'Unione, che furono accettati dal Pontefice romano. Inizialmente l'Unione ebbe successo, ma nei decenni successivi perse gran parte del sostegno iniziale, principalmente a causa della persecuzione dell'Impero russo anche se nella Galizia austriaca la Chiesa sopravvisse e rimase forte nei secoli successivi, dando origine alla Chiesa greco-cattolica ucraina.

La denominazione comunemente usata per indicare le chiese che riconoscono l'autorità papale, i dogmi e il catechismo cattolico ma conservano la liturgia bizantina, molto simile a quella praticata dalla Chiesa ortodossa, secondo una formula già indicata dal Concilio di Firenze sono dette Chiese uniate ( che nella mentalità delle popolazioni interessate ha assunto una connotazione negativa)

In particolare prende il nome di Chiesa unita quella sorta in seguito all'Unione di Brest nell'ambito dell'Unione tra il regno di Polonia e il Granducato di Lituania.

L'Unione di Lublino nel 1569 aveva comportato uno stretto vincolo tra il Regno di Polonia (che era cattolico) oltre che alla Lituania propriamente detta (anch'essa cattolica) anche ai territori da quest'ultima dipendenti, abitate da popolazioni slave di religione greco-ortodossa. Il compromesso fu appunto di ottenere un'unità religiosa nell'ambito dell'obbedienza romana, mantenendo però i rituali bizantini.

In seno alla Chiesa cattolica, in modo ricorrente, nacque, però una diffidenza per la Chiesa unita. In particolare i gesuiti, che pure con Piotr Skarga avevano difeso la Chiesa unita, si impegnarono per riportare nell'ambito del rito latino i cattolici di quei territori.

Analogamente nel corso del XVII secolo i cristiani orientali che dimoravano nei territori soggetti al Regno di Ungheria adottarono sostanzialmente la stessa formula: dogmi cattolici, obbedienza al papa di Roma, ma conservazione del rito bizantino: nel 1646 gli ortodossi della Rutenia subcarpatica e nel 1698 quelli della Transilvania

Il termine Chiesa unita venne da allora usato per indicare i cattolici della Chiesa greco-cattolica rutena oltre a quelli della Chiesa greco-cattolica ucraina, e a volte veniva applicato a tutti i cattolici di rito orientale delle 15 chiese di rito bizantino.

Roma nel 1927 incaricò la loro Congregazione per le Chiese orientali di elaborare un codice canonico per loro riservato.

Il termine uniate in alcune lingue e in alcune culture aveva, però, assunto una valenza spregiativa e i documenti del Concilio Vaticano Secondo lo evitano accuratamente.

Riconciliazione

Un evento storico di grande rilevanza ebbe luogo il 5 gennaio 1964, quando il patriarca Atenagora I e papa Paolo VI si incontrarono a Gerusalemme: il loro "abbraccio di pace" e la loro dichiarazione di riconciliazione furono il primo atto ufficiale congiunto delle due chiese dallo scisma del 1054. La Dichiarazione comune Cattolico-Ortodossa del 1965 fu letta contemporaneamente il 7 dicembre 1965 in un incontro pubblico nell'ambito del Concilio Vaticano II a Roma ed in occasione di una cerimonia speciale a Costantinopoli: precisò che lo scambio di scomuniche del 1054 era fra le persone interessate e non fra le Chiese, e che tali censure non intendevano rompere la comunione ecclesiastica fra le sedi di Roma e di Costantinopoli. Questi grandi eventi non pongono però fine allo Scisma d’Oriente-Occidente, ma senz’altro mostrano il desiderio di una maggiore riconciliazione fra le due chiese.

Le visite reciproche, senza precedenti, del Papa e del Patriarca sono il risultato dell’avvenuta eliminazione di molti ostacoli storici, che ha portato ad una ripresa del dialogo fra le due chiese, per la prima volta dopo 900 anni: questi eventi storici sono altri importanti segni di speranza nella strada di risoluzione del problema del Grande Scisma.

Il 27 novembre 2004, per "promuovere l'unità dei Cristiani", papa Giovanni Paolo II restituì le reliquie dei patriarchi Giovanni Crisostomo e Gregorio Nazianzeno a Costantinopoli. I resti di Giovanni Crisostomo furono presi come bottino di guerra da Costantinopoli dai Crociati nel 1204, e molti ritengono che anche le spoglie di Gregorio Nazianzeno abbiano subito la medesima sorte, anche se la Santa Sede sostiene che le ossa del secondo santo furono portate a Roma da monaci bizantini nell'VIII secolo

Il patriarca ecumenico Bartolomeo I, insieme con altri capi delle Chiese autocefale orientali, ha presenziato ai funerali di papa Giovanni Paolo II, l'8 aprile 2005. Questa fu la prima occasione dopo molti secoli nella quale un patriarca ecumenico ha assistito ai funerali di un papa, ed è considerata da molti un serio segno della ripresa del dialogo verso la riconciliazione.

Nel corso del suo viaggio pastorale in Turchia, il 30 novembre 2006, papa Benedetto XVI ha incontrato il patriarca Bartolomeo I, firmando una dichiarazione congiunta e ribadendo la necessità del dialogo fra le due Chiese.

Struttura della Divina Liturgia

La Liturgia bizantina consta di tre parti: Preparatione, Liturgia dei catecumeni, Liturgia dei fedeli.

Quindi si riconoscono quindi nella Divina Liturgia le due parti fondamenti della Liturgia della parola e della Liturgia eucaristica

Ma prima viene celebrata in segreto preliminarmente, la Proskomidia, presso un piccolo altare laterale dal Sacerdote e dal Diacono: è la preparazione dei Santi Doni, il pane e il vino.

Preparazione

Dopo le preghiere iniziali e la vestizione, il sacerdote e il diacono si recano all’altare della Protesi e preparano i Santi Doni (il pane ed il vino). Alla fine, il sacerdote copre i vasi con i Sacri Veli.

Liturgia dei catecumeni

La liturgia dei Catecumeni (che comprende riti di ingresso e la Liturgia della Parola) consta: All’altare tre preghiere sacerdotali, accompagnate da tre litanie, si alternano con tre antifone. Segue il Piccolo ingresso: Gesù Maestro, simboleggiato dal Vangelo portato processionalmente, entra nel mondo. Vengono poi cantati i Tropari che commemorano la festa o i santi del giorno; il Trisagio (inno “Tre volte santo”), l’Epistola, preceduta e seguita da versetti (Prokimen), e il Vangelo. Dopo il Vangelo seguono alcune litanie.

Liturgia dei fedeli

Il sacerdote dispiega l’Antiminsio. Al Grande ingresso il sacerdote e il diacono portano processionalmente all’altare il disco e il calice, mentre il coro canta l’Inno dei cherubini. Simboleggia l’ingresso nel mondo di Gesù vittima e sacerdote. Seguono una litania, l’abbraccio di pace (quando vi sono più sacerdoti concelebranti) ed il Credo, durante il quale si toglie il velo dai Santi Doni. Segue la Liturgia eucaristica propriamente detta, che culmina nella consacrazione. Si ricordano quindi i defunti e i viventi. Una litania precede il Padre Nostro. Il pane consacrato viene immesso nel calice. Seguono: Comunione, Ringraziamento e Benedizione. Si termina distribuendo il pane benedetto (Antidoro).

Per la liturgia dei fedeli, la cui parte centrale, è la preghiera eucaristica, con il Padre Nostro e la Comunione.

Caratteristiche della Divina Liturgia

1) Iconostasi - nelle chiese di rito bizantino, il Presbiterio è diviso dal resto della navata da una parete su cui, secondo schemi precisi, sono disposte le icone del Cristo, della Madre di Dio, del Santo a cui è dedicata la chiesa ed altre. Questa parete, detta Iconostasi, è qui simboleggiata dalle icone del Cristo Salvatore e della Madre di Dio.

2) Canto - la Divina Liturgia è sempre interamente cantata, per dare solennità al Mistero della Salvezza che vi si rinnova. Nella tradizione della Chiesa russa, non sono usati strumenti musicali. Anche qui è presente un coro che, a nome di tutti, risponderà alle invocazioni dei sacerdotali e diaconali.


3) Litanie – durante la celebrazione viene fatto ampio uso della preghiera litanica.

Le litanie vengono sempre intonate dal Diacono, il popolo risponde Gòspodi pomìlui (Signore pietà), oppure, nelle litanie di supplica, Podài Gòspodi (Signore concedi):per mezzo di tali preghiere il popolo di Dio insistentemente presenta al Signore tutte le proprie necessità.

Tutti noi siamo invitati a partecipare soprattutto con l'ascolto, e con semplici gesti, quali l'inchino e il segno della Croce.

4) L'inchino - Abitualmente, si partecipa alla Divina Liturgia stando in piedi: in segno di riverenza (ad esempio in risposta all'incensazione o alle benedizioni del Presbitero) si fa un inchino, accompagnato dal segno della Croce.

5) Segno della Croce – Anche se non esiste una regola fissa che indichi quando segnarsi: ciascuno è invitato a farlo in risposta alle benedizioni (ad esempio "Pace a tutti"), quando è nominata la Santissima Trinità, oppure come adesione personale a una particolare intenzione proposta nelle preghiere.

6) Incenso Il frequente uso dell’incenso sia durante la proscomidia che all’interno della celebrazione vera e propria l’incenso è il segno dell’omaggio reso alla Divinità; per questo il Diacono incensa l’altare, le immagini sacre, la chiesa, il Sacerdote e anche tutti i presenti: anche noi, creati ad immagine e somiglianza di Dio, partecipiamo della Sua divinità e siamo degni di ricevere tale omaggio

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